Avvelenamento di massa di Pont-Saint-Esprit

L'avvelenamento di massa di Pont-Saint-Esprit (noto in francese come affaire du pain maudit, «caso del pane maledetto») è un episodio accaduto nell'agosto 1951 nella località francese di Pont-Saint-Esprit (Gard): a causa di un'intossicazione alimentare, circa 250 persone presentarono un quadro sintomatico caratterizzato da acuti episodi psicotici, allucinazioni, tentativi di suicidio, aggressioni a vicini e a sanitari, nonché disturbi fisici come bruciore di stomaco, gastrite, nausea e convulsioni.

Ai sintomi direttamente riconducibili all'intossicazione se ne aggiunsero altri legati all'isteria di massa: dalla marchiatura con una croce della porta della bottega del presunto responsabile fino al tentativo di linciaggio dello stesso, evitato soltanto dal suo arresto da parte della Gendarmeria.

L'episodio ebbe risvolti giudiziari, medici, psicologici e sociologici; non mancarono altresì tesi — giudicate scientificamente e logicamente non sostenibili — da parte dei fautori delle cosiddette "teorie del complotto", che videro nell'accaduto un ulteriore capitolo nella storia delle sperimentazioni di guerra chimica, in un periodo di piena guerra fredda contro l'Unione Sovietica.
Verso la metà d'agosto del 1951 si verificarono in diverse località della Francia sudoccidentale alcuni fenomeni allucinatori tra la popolazione, il cui epicentro fu il paese di Pont-Saint-Esprit, centro di circa 5 000 abitanti a qualche decina di chilometri da Nîmes, nella regione del Linguadoca-Rossiglione. A Point-Saint-Esprit gli ufficiali sanitari registrarono circa 250 casi di persone che presentavano diversi sintomi psico-fisici, i più rilevanti dei quali erano incubi notturni e dolori al ventre; frequenti furono anche casi di delirio, allucinazioni ed esplosioni di violenza. Circa cento persone si ristabilirono nei primissimi giorni successivi al riscontro dei sintomi, mentre gli altri dovettero affrontare ricoveri di tipo medico o psichiatrico; vi furono anche due morti, passati attraverso varie fasi di declino psichico.
La causa quasi immediatamente ipotizzata fu il pane di cui gli abitanti del paese si nutrivano: la panetteria locale fu sbarrata con una croce con intento esorcistico e il panettiere, visto come un untore, rischiò il linciaggio da parte della popolazione e la Gendarmeria lo trasse in arresto, a detta dei media, più per proteggerlo che per la convinzione di ritenerlo realmente responsabile dell'intossicazione.
Anche il mugnaio che riforniva i forni della zona fu arrestato con l'accusa di avere mescolato del loglio alla farina di frumento, verosimile vettore di ergot, un parassita delle graminacee. In effetti la causa dell'intossicazione fu identificata, a seguito dell'autopsia di alcune vittime, che prima della fine di agosto erano salite a quattro, nell'ergotismo, sindrome che causa dolori all'apparato digerente e allucinazioni.
Tuttavia la gente del paese era refrattaria a dare credito alle spiegazioni scientifiche, preferendo abbracciare ipotesi di stregoneria (da cui anche l'appellativo di «pane del demonio» o di «pane maledetto» al prodotto del fornaio incriminato), come successo in passato ad analoghi a fenomeni di apparente follia collettiva nella regione (ascrivibili anch'essi, secondo le moderne conoscenze mediche, a ergotismo).
L'ergotismo fu confermato, infine, dal laboratorio di tossicologia di Marsiglia.
Il 31 agosto successivo vi fu una svolta sul fronte delle indagini: il mugnaio Maurice Maillet confessò alle forze di polizia di Montpellier di avere utilizzato della farina di segale avariata in aggiunta a quella di frumento, per risparmiare circa 2 000 franchi sulla fornitura; per coincidenza, la segale era infetta dall'ergot e il pane che da esso era derivato aveva provocato l'intossicazione, risultata particolarmente virulenta a Pont-Saint-Esprit perché la maggior parte della farina era stata venduta in quel paese.